ROVERETO

Non esiste uomo folle al punto di preferire la guerra alla pace. In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra sono invece i padri a seppellire i figli.
(Erodoto)

Rovereto è forse la città trentina che meglio testimonia gli eventi che videro coinvolta questa terra di confine nella Prima Guerra Mondiale.  All’inizio del Novecento Rovereto, a circa 15 km a sud di Trento con 12 mila abitanti, era la città più meridionale dell’Impero austro ungarico, vantava un significativo tessuto industriale e scolastico. All’entrata in guerra dell’Italia seguì, il 26 maggio 1915, l’ordine di evacuazione totale, gli abitanti vennero trasferiti a Braunau e Mittendorf,. I cannoni italiani posizionati sullo Zugna e su Castel Dante produssero danni gravissimi. Fu forse un sacerdote, Don Rossaro, patriota e irredentista, che più si impegnò nella realizzazione di segni visibili di memoria storica, dalle lapidi ai busti, dall’Ossario al Museo Storico della Guerra. Sotto questo profilo il suo nome è principalmente e indissolubilmente legato alla Campana dei caduti che egli volle chiamare “Maria Dolens”: ideata nel 1921, venne inaugurata il 24 maggio 1925 alla presenza della regina Margherita di Savoia sul bastione Malipiero del Castello di Rovereto.